Pianeta salute. I Medici di medicina generale: crisi di identità e rischio estinzione

In un precedente articolo (Pianeta salute. Il pronto soccorso) abbiamo segnalato che – con il titolo di “Pianeta Salute” – avremmo affrontato le criticità del sistema sanitario nazionale, criticità che contribuiscono a ingenerare errori sanitari e, in una parola, malasanità.

Chi scrive è membro del Comitato Scientifico dell’”Osservatorio Salute e Legalità” istituito da Eurispes (probabilmente il più autorevole istituto di ricerca socio politico italiano) e dall’E.N.P.A.M. (Ente Nazionale Previdenza e Assistenza Medici) e gli articoli che qui pubblichiamo con il titolo “Pianeta Salute” sono liberamente tratti dal I Rapporto sul Sistema Sanitario presentato dall’Osservatorio alla stampa alla presenza del Ministro della Salute.

I medici di medicina generale rappresentano, insieme ai pediatri di libera scelta, il primo, fondamentale anello del pianeta salute, quello più vicino al cittadino-paziente. Ogni individuo residente in Italia ha il diritto di scegliere il medico di base in grado di seguirlo, di assisterlo, di valutare nel tempo il suo stato di salute, di prescrivere per lui esami diagnostici, farmaci e terapie. Nel caso di minori, il pediatra “segue” l’individuo dalla nascita al compimento del diciottesimo anno. Molto spesso uno stesso medico segue i diversi componenti della famiglia, ed instaura con questi un rapporto di continuità che si protrae per anni e che, talvolta, acquisisce i toni della vicinanza amicale. Il medico di medicina generale “detiene” informazioni e segreti difficilmente confessabili in altri ambiti. Se coscienzioso ed oculato, mantiene e aggiorna la scheda individuale di ogni singolo suo assistito, dispensa consigli sugli stili di vita e sull’alimentazione. Quando il paziente denota sintomi specifici, lo “invia” dallo specialista: il neurologo, l’ortopedico, lo pneumologo, il ginecologo, il cardiologo, e così via. In genere, quando l’assistito entra nella terza o nella quarta età gli incontri, così come i piccoli e i grandi acciacchi, si fanno più frequenti. Se (proprio) necessario, il medico di famiglia visita l’assistito a domicilio.

Fino a qualche decennio fa, prima della disponibilità dei tanti esami clinici e della diagnostica per immagini, il medico di base visitava attentamente il paziente e ricavava la così detta anamnesi, da cui discendeva il quadro complessivo del suo stato di salute. I medici di base delle precedenti generazioni acquistavano competenza principalmente grazie alla continuità assistenziale e alla mole di esperienze derivanti dalla cura di centinaia di pazienti.

Oggi la situazione è sostanzialmente cambiata, e non sempre avviene che la visita sia approfondita, che un determinato esame venga prescritto solo quando essenziale, che l’assistito si affidi tranquillamente all’esperienza del medico senza richiedere (o esigere) una sfilza di ulteriori controlli o la prescrizione di determinati farmaci. Negli anni della riduzione dei budget delle sanità reginali, gli input che raggiungono il medico vanno nel senso di una tendenziale riduzione del ricorso alla diagnostica strumentale e di una valorizzazione dei farmaci generici rispetto a quelli “di marca”. I pazienti “non apprezzano” queste nuove linee guida, e talvolta “scelgono” il medico in relazione alla maggiore o minore disponibilità a “prescrivere”.

Questi sono alcuni degli elementi che ne minano l’efficacia e addirittura l’amor proprio, ai quali si somma il peso delle sempre maggiori incombenze burocratiche, come l’invio elettronico delle prescrizioni in tempo reale, che lo legano più al computer che al lettino delle visite.

Ma quali che siano il livello e le ragioni della crisi di ruolo che la medicina di base sta attraversando, un ulteriore allarme è stato lanciato sull’intera area della Fnomceo, la Federazione nazionale dell’ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri, che alla fine del 2016 ha denunciato come già oggi, e ancor di più in prospettiva, i medici che operano nella medicina generale siano sempre meno, perché il turnover dovuto all’invecchiamento, sta creando molti “vuoti”.

“I numeri sui pensionamenti (ponendo come età limite i 70 anni, quindi in una proiezione ottimistica), mettono in luce una situazione preoccupante creando una forbice che consente ben poche possibilità di lettura alternativa al fatto che la medicina generale potrebbe nei prossimi 20 anni scomparire a meno che non si inizi da subito una seria e corretta programmazione. Quella basata sui numeri”.

Vediamo quali “numeri” fotografano oggi il comparto della medicina di base. Secondo i dati forniti dal Ministero della Salute e aggiornati al 2012 il comparto assorbiva 45.437 medici di medicina generale. Prendendo in esame i dati di Eurostat 2015, il numero sale a 53.525, pari a una percentuale di 88,9 ogni 100.000 abitanti. Confrontando la situazione italiana con quella dei maggiori partner europei, si evidenzia la forte specificità del nostro modello sanitario complessivo, caratterizzato da una alta quota di medicina specialistica e dal ruolo centrale di fatto affidato alle strutture ospedaliere. Mentre l’Italia, per dotazione di medici in generale, è seconda solo alla Germania, nell’area della medicina di base si colloca nella fascia bassa della classifica. La Germania, infatti, ne conta 167,4 ogni 100.000 abitanti (quasi il doppio, dunque), e la Francia si colloca a quota 155,5.

“Pochi” medici di medicina generale, ognuno dei quali assiste una media (in aumento già negli ultimi anni) di circa 1.200 cittadini: questo è il quadro che caratterizza gli ultimi decenni, ma sul quale si sta abbattendo la mannaia dell’anzianità anagrafica. Tornando al dato del 2012, sui 45.437 medici di medicina generale censiti, più del 60% risultavano laureati da 27 o più anni, presentando dunque una carta d’identità “media” da arzilli cinquantacinquenni: più che medici in camice bianco, medici dal capo imbiancato dall’età.

Avv. Franco Di Maria                                 Avv. Vincenza Pinò

 

 

By |2018-11-05T09:44:31+00:00novembre 5th, 2018|Pianeta Salute|0 Comments