Un altro caso che ci sta a cuore riguarda quello di una nostra assistita che è venuta in Italia a cercare lavoro, lasciando la propria famiglia e i propri affetti in un Paese diverso dal nostro.

Qui a Roma accudiva una persona anziana e, forse anche a causa degli sforzi fisici, iniziava ad avvertire dolori articolari sempre più frequenti.

Dopo alcuni controlli medici si recava in ospedale per sottoporsi ad un intervento chirurgico. L’atto operatorio però non comportava i risultati tanto attesi dalla paziente e “promessi” dal chirurgo. Ed infatti, pochi giorni dopo la dimissione, la Signora era costretta a ritornare in ospedale a causa dei forti dolori e delle condizioni di salute sempre più scadute.

Qui, purtroppo, le sue lamentele venivano sottovalutate e la paziente veniva esortata ad attendere il normale decorso clinico. Passavano i giorni ma la giovane donna continuava a stare male. Era estate, si avvicinavano le ferie e anche in ospedale non era facile essere seguite. Ad esempio, il medico che sino ad allora si era occupato di lei, era assente.

La Signora dopo alcuni accessi in ospedale,  riusciva finalmente a ricevere una spiegazione del suo malessere.

Durante l’ operazione chirurgica, era stato erroneamente danneggiato il tendine del quadricipite femorale e quello del tendine rotuleo.

La nostra assistita da allora lamenta difficoltà motorie. Ha una deambulazione molto incerta ed è costretta a ricorrere all’aiuto di un bastone antibrachiale e, ciononostante, molto spesso cade. Infatti, sono sempre più frequenti gli episodi di cedimento improvviso del ginocchio. Inutile negare che da quell’errore chirurgico è dipeso un aggravamento delle condizioni di salute della nostra assistita. Ma non solo. La Signora si ritrova in un Paese non suo, lontana dai propri affetti e pure senza un lavoro.

E’ certamente vero che i nostri medici sono particolarmente preparati, come abbiamo avuto modo di far notare in più occasioni. Tuttavia, accanto alle eccellenze, purtroppo, c’è anche una piccola parte di medici che non svolge la  nobile professione con dedizione ed impegno e, molto spesso, crea dei danni permanenti che alterano in modo tangibile, l’esistenza delle malcapitate vittime.

Ed è in casi come quello che abbiamo raccontato che il risarcimento del danno serve non solo a responsabilizzare quella ristretta cerchia di professionisti la cui condotta risulta imperita, negligente ed incurante ma anche per cercare, almeno parzialmente, di ristorare il danno alla salute patito dopo che la lesione ha comportato un’alterazione profonda della esistenza del paziente.

 

Avv. Franco Di Maria                                             Avv. Vincenza Pinò