Due anni esatti dall’accertamento del primo caso covid

Due anni esatti dall’accertamento del primo caso covid.

Il 17 novembre del 2019 è stato scoperto il primo caso di persona infetta da coronavirus in Cina e in particolare a Wuhan, che, in poco tempo, diventerà l’epicentro della pandemia.

Dal primo caso si assiste ad un rapido incremento di persone contagiate tanto da arrivare in poco tempo (approssimativamente un mese) a circa 380 casi.

In virtù di questo incremento, le Autorità Sanitarie Cinesi hanno ammesso l’esistenza della malattia.

Dai dati messi a disposizione dalle autorità cinesi, è stato individuato il primo paziente che ha contratto l’infezione, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fatto coincidere l’inizio della pandemia con l’8 dicembre, giorno successivo al primo ricovero all’ospedale di Wuhan di un paziente infetto.

Dalla Cina il virus si è trasmesso, in brevissimo tempo, in tutta Europa.

In Italia, addirittura, si è assistito ad uno strano incremento del numero di polmoniti interstiziali, ma non venne prestata molta attenzione a questa segnalazione fatta dagli ospedali del Nord-Italia.

Una delle conseguenze più gravi del Covid è rappresentata dall’infezione ai polmoni, che in uno stato avanzato, costringe il paziente ad essere sottoposto a terapia intensiva e ad essere intubato per poter respirare.

Le polmoniti rappresentano il primo e più evidente sintomo della malattia.

Il numero sempre più crescente di polmoniti, ha portato ad effettuare uno studio per capire come mai fossero in un numero elevato rispetto agli anni precedenti.

In Italia il primo caso di soggetti con il Covid riguarda una coppia di turisti provenienti dalla Cina il 30 gennaio 2020, mentre il primo focolaio è stato individuato a Cologno grazie al paziente “1” a febbraio 2020.

Il virus, da quel momento in poi, inizia a circolare nel nostro paese e le autorità governative, supportate da un comitato tecnico scientifico, hanno predisposto misure volte al contenimento della pandemia come l’istituzione di alcuni decreti più o meno restrittivi per le attività commerciali, il divieto di potersi spostare tra regioni o paesi, l’adozione di regole comportamentali e l’introduzione obbligatoria dei dispositivi di protezione individuali per coloro che fossero a contatto con il pubblico.

La pandemia naturalmente ha fatto emergere, da un lato, tutte le lacune e le criticità del nostro sistema sanitario nazionale dovute ai continui tagli e ai minor investimenti riguardanti le strutture e i relativi macchinari e, dall’altro, la forte abnegazione del personale medico/sanitario e infermieristico e il senso di appartenenza nazionalistico nel combattere la battaglia contro il covid, anche in condizioni abbastanza critiche e senza l’ausilio dei dispositivi di protezione individuale.

È emerso in ogni caso il buon senso degli italiani nel seguire i consigli forniti dal comitato tecnico scientifico e nel rispettare le regole basilari per cercare di contenere l’espansione del virus.

Uno strumento di difesa e protezione contro il Covid è rappresentato dalla campagna vaccinale consigliata dalle autorità competenti e rivolta sia ai cittadini con l’obiettivo di far diminuire la pressione sugli ospedali per quanto riguarda i ricoveri e i posti letto in terapia intensiva, sia agli operatori sanitari per tutelarli nel posto di lavoro essendo a stretto contatto con tutto il pubblico.

 

 

Dott. Luigi Pinò


by Published On: Dicembre 27th, 2021Categorie: Flash Newstag =

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