Vogliamo evidenziare un altro caso che stiamo seguendo e che ci vede uniti in una battaglia anche di principio perché, da certi errori, derivano delle conseguenze che non possono essere accettate facilmente. Si tratta della vicenda personale di un uomo la cui vita è stata stravolta e che merita, pertanto, almeno un ristoro economico del danno patito.

Il nostro assistito era un cinquantenne, sportivo, pieno di energie che, però, soffrendo di asma bronchiale, si sottoponeva a numerosi controlli clinici volti ad alleviare i suoi disturbi.

In occasione di un ricovero ospedaliero in seguito ad un episodio acuto di asma, i sanitari omettendo degli esami più mirati, prescrivevano una cura farmacologica errata.

Le condizioni di salute del nostro Assistito tuttavia continuavano a peggiorare. Ed infatti, l’assunzione di uno specifico farmaco ha determinato (come controindicazione e come ampiamente segnalato nel bugiardino dello stesso farmaco) l’insorgenza di eosinofilia sistemica, erroneamente scambiata dai sanitari che lo avevano in cura per una malattia rara. Per di più, il sovradosaggio di cortisonici senza essere associato ad una terapia antiosteoporotica determinava ingenti danni di salute al paziente.

Dunque, di quel cinquantenne sportivo e amante del ciclismo resta oggi poco. Il nostro Assistito, per circa due anni, ha preso un farmaco sbagliato, una dose massiccia di cortisonici (quando sarebbe stata sufficiente l’assunzione di una minima quantità e solo nei casi di acuzie) e non ha potuto trarre giovamento da alcuna profilassi antiosteoporotica (perché non prescritta) che avrebbe potuto evitare il crollo vertebrale.

Ecco il perchè oggi il nostro assistito si ritrova a condurre la propria esistenza su una sedia a rotelle con gravissime difficoltà respiratorie e non solo.

Tutto ciò si sarebbe ben potuto evitare se solo i sanitari avessero effettuato dei controlli più mirati per formulare la corretta diagnosi. Ed invece, hanno erroneamente curato il paziente sulla scorta di un sospetto e non hanno neanche prestato attenzione ai problemi che il medesimo lamentava, riconducendo tutto alla malattia rara di cui, lo ripetiamo, non era assolutamente affetto, come accertato successivamente da un centro di eccellenza in Italia che si occupa solo di questa patologia.

Appare evidente che accettare uno stravolgimento di tale portata nella vita di un uomo sia sempre difficile e lo diventa ancor di più quando ci si accorge che tutta questa sofferenza fisica e psichica, tanto del paziente quanto di tutto l’entourage familiare, si sarebbe potuta evitare se solo fosse stato seguito con accortezza e professionalità.

Negli anni con i nostri Assistiti creiamo un rapporto che si fonda su profonda stima, grande rispetto ed anche affetto. Come spesso tendiamo a precisare, preferiamo occuparci di pochi casi per poterli seguire nel migliore dei modi possibili. Ecco perché, dunque, il ristoro del danno ingiustamente patito  rappresenta il punto di arrivo di un lavoro, il nostro, condotto con grandissimo impegno a fianco del nostro assistito.

 

Avv. Franco Di Maria                                             Avv. Vincenza Pinò