Sempre più spesso sentiamo parlare di episodi di malasanità.

Basta sfogliare le pagine di un quotidiano per notare che addirittura, alcuni giornali, hanno predisposto un inserto dedicato al tema.

Lo stesso scenario si presenta in tv. Numerosi sono infatti i dibattiti televisivi che si trasformano sempre più frequentemente in occasioni per prendere le mosse dalle esperienze vissute da qualcuno e discutere della relazione medico-paziente.

Entriamo nel cuore del problema, cosa deve fare, allora, chi ritiene di essere vittima di malpractice medica?

Il soggetto interessato ad agire può adire le vie giudiziarie tanto in sede penale quanto in quella civile. Tuttavia è utile ricordare che, secondo i dati ufficiali solo il 2% dei giudizi penali si conclude con una sentenza di condanna a fronte del 30% di quelli promossi in sede civile.

Da queste percentuali emerge, senza ombra di dubbio, che sia preferibile incardinare un giudizio di natura civile, salvo in ipotesi specifiche e cioè:

  • nei casi in cui l’azione penale venga esperita d’ufficio a seguito della notizia criminis;
  • laddove appaia necessario acquisire documenti che potrebbero essere contraffatti o alterati;
  • qualora sia necessario accertare il reale stato delle condizioni di apparecchiature o strutture che hanno avuto efficienza causale nella produzione dell’evento dannoso.

Al di fuori di dette ipotesi, dal punto di vista pratico è consigliabile investire un giudice civile, per poter beneficiare di alcuni vantaggi.

Primo tra tutti, il minor rigore dell’onere della prova! È noto quanto sia più semplice dimostrare in sede civile che il danno lamentato sia una potenziale conseguenza di un errore del sanitario, poiché è sufficiente dimostrare che l’evento lamentato sia, con molta probabilità, riconducibile all’operato del medico. In sede penale, invece, è richiesta una certezza quasi assoluta per poter imputare al reo il fatto-reato.

Ecco il perché, anche in seguito alle nuove previsioni della novella Gelli -Bianco, il dato finale rimane assolutamente invariato: la sete di giustizia che anima il soggetto leso può meglio essere soddisfatta in sede civile.

Avv. Franco Di Maria       Avv. Vincenza Pinò