No al ristoro per le famiglie dei sanitari deceduti per Covid

No al ristoro per le famiglie dei sanitari deceduti per Covid.

Nella primissima fase della pandemia si è assistito al lodevole impegno di tutti gli operatori sanitari che hanno combattuto in prima fila, senza però essere muniti dei necessari dispositivi e in condizioni eccessivamente disagiate. Molti hanno persino contratto il covid e perso la vita.

Medici ed infermieri hanno rappresentato un importante punto di riferimento per migliaia di pazienti totalmente disorientati e in difficoltà. Significativo è stato il loro contributo nel cercare di arginare gli effetti negativi della situazione emergenziale.

Le famiglie del personale sanitario vittime del covid hanno avanzato la richiesta di un ristoro per la prematura scomparsa dei propri familiari.

Il risarcimento avrebbe dovuto essere inteso come una forma di vicinanza morale e materiale da parte dello Stato. Ed infatti, ricordiamo che, in alcuni casi, a queste famiglie è venuta meno l’unica entrata economica ed era loro inibita la possibilità di ricevere un indennizzo da parte dell’Inail.

A tal proposito, è opportuno spendere qualche parola sulla differenza tra i medici dipendenti e quelli convenzionati.

I primi sono dottori ospedalieri e possono ricevere tutele tramite l’Inail (il loro ente di riferimento assicurativo) mentre quelli convenzionati (di norma medici di medicina generale) fanno capo all’ ENPAM.

L’atteggiamento di questi due diversi enti è diametralmente opposto in relazione al decesso a causa del Covid.

Ed in particolare, l’Istituto Nazionale Per l’Assicurazione contro Gli Infortuni Sul Lavoro tende a considerare il contagio come infortunio sul lavoro e riconosce, pertanto, un sussidio nei casi di decesso.

Invece, l’ENPAM nega ogni forma di indennizzo poiché considera il Covid come malattia e non come infortunio.

È pervenuta da qualche giorno la notizia secondo cui lo Stato non darà alcun indennizzo alle famiglie dei sanitari operanti nelle guardie mediche, o dei medici di famiglia, dei dentisti e degli specialisti morti per Covid perché è stato bocciato l’emendamento che avrebbe dovuto riconoscere il suddetto ristoro.

Ciò ha provocato e suscitato indignazione sia tra i familiari sia nell’opinione pubblica. È stato quasi all’unanimità riconosciuto il lodevole impegno dimostrato nel momento di maggiore criticità dal personale sanitario spinto dallo spirito di abnegazione e da un indiscusso senso di professionalità.

I medici e gli infermieri erano diventati, secondo il comune sentire, degli eroi. Ed invece, con la bocciatura dell’emendamento – dovuta alla mancanza di liquidità per il fondo predisposto all’elargizione del ristoro – alcuni denunciano che proprio quelle figure eroiche sono state dimenticate dal sistema.

La politica, in sintesi, potremmo dire che ha perso una buona occasione per dimostrare riconoscenza e gratitudine a coloro che hanno dato la loro vita per svolgere la loro professione e per mostrare una vicinanza concreta alle famiglie che hanno perso i loro cari.

Di contro, i sindacati del personale sanitario hanno predisposto alcune iniziative per sensibilizzare i decisori politici sull’argomento in questione come l’invio di una lettera indirizzata al Capo dello Stato, Sergio Mattarella.

Hanno anche organizzato una petizione on-line con la finalità di risarcire tutti i sanitari deceduti a causa del virus.

I sindacati hanno anche devoluto la somma ricavata dalla vendita del libro “Giuro di non dimenticare” ai figli dei medici deceduti per covid.

Inoltre si sta anche valutando l’idea di devolvere a costoro un giorno di retribuzione o di guadagno.

 

Dott. Luigi Pinò


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