Da questo articolo in poi – a cadenza regolare – pubblicheremo degli studi che – con il titolo di “Pianeta salute” – affronteranno le criticità del sistema sanitario nazionale, criticità che contribuiscono a ingenerare errori sanitari e, in una parola, malasanità.

Chi scrive è membro del Comitato Scientifico dell’”Osservatorio Salute e Legalità” istituito da Eurispes (probabilmente il più autorevole istituto di ricerca socio politico italiano) e dall’E.N.P.A.M. (Ente Nazionale Previdenza e Assistenza Medici) e gli articoli qui pubblicati sono liberamente tratti dal I Rapporto sul Sistema Sanitario presentato dall’Osservatorio alla stampa, alla presenza del Ministro della Salute.

Inizieremo questo viaggio nel “pianeta salute” partendo da una criticità che è sotto gli occhi di tutti: l’imbuto del pronto soccorso.

Il pronto soccorso è la struttura cui il cittadino dovrebbe poter ricorrere nell’immediatezza di un evento patologico grave, ma la mancanza di altri efficaci presidi territoriali ne snatura la funzione e lo rende terminale obbligato di bisogni “altri”.

Alcuni numeri.

Da alcuni studio, negli 844 presidi di medicina d’urgenza presenti sul territorio ci sono mediamente 2.800 accessi ogni ora che generano annualmente circa 24.000.000 visite. Così, 3.500.00 pazienti “entrano” nei reparti ospedalieri proprio attraverso il pronto soccorso.

L’impatto di questi ricoveri “da emergenza” aggrava la cronica carenza di posti letto. Il risultato è la creazione di situazioni di affollamento che costringono i pazienti a sostare nei corridoi o nelle sale d’attesa prima di poter accedere ai reparti per un tempo che varia dalle 24 alle 72 ore.

Eclatante, a questo proposito, il caso dell’intervento – a gennaio 2017- dei Carabinieri nell’Ospedale di Nola. Questi sono stati chiamati per constatare l’assurdo esubero numerico di malati che, in assenza di letti e brande, venivano visitati e curati per terra, adagiati sul pavimento.

I pazienti insomma,in assenza di presidi territoriali efficienti, utilizzano il pronto soccorso per bisogni diversi rispetto a quelli per i quali questi presidi d’urgenza sono stati istituiti: per ottenere velocemente analisi cliniche senza attendere l’appuntamento dato dai centri unici di prenotazione, per medicazioni, per ottenere farmaci di uso immediato. Il tutto bypassando la barriera economica del ticket che nel pronto soccorso non c’è per le patologie serie, mentre per quelle leggere viene richiesto, non prima, ma dopo, la visita e/o la prestazione.

La SIMEU (Società Italiana di Medicini di Urgenza e di Emergenza) ha calcolato “per difetto” che almeno un quarto degli accessi annui al pronto soccorso, ovvero 6.000.000, siano del tutto ingiustificati.

La risposta strutturale alla crisi dei presidi di medicina d’urgenza non può che essere ricercata in una diversa articolazione della medicina territoriale.

È qui che il Servizio Sanitario Nazionale metterà alla prova la sua credibilità e la sua volontà di auto-riforma e di tutela dei diritti del malato. Una tutela che – se efficacemente predisposta – non potrà che far diminuire i casi di responsabilità medica.

 

Avv. Franco Di Maria                                 Avv. Vincenza Pinò